La sicurezza e il pensiero cardiopatico


Recensione a V. Calò, La sicurezza e il pensiero cardiopatico. Versi non contemporanei, di più, Bertoni, Corciano (PG) 2020.

È decisamente una raccolta singolare LA SICUREZZA E IL PENSIERO CARDIOPATICO di Vincenzo Calò. Il sottotitolo, Versi non contemporanei, di più, evidenzia subito come l’opera intenda confrontarsi con il presente e il suo “buio tuonante”. L’ottica non vuole essere quella propria del Solone o del moralista: Calò volge semmai un apparentemente ilare sguardo filosofico su questo nostro tempo, squadernandone l’insensatezza. Dico “apparentemente”, perché dietro queste “cardiopatie felici”, declinate nell’epoca dei “filosofi scambiati per comici”, si percepisce un senso di asfissia, inevitabile “quando il futuro diventa / uno sport per i ricchi”.

Si ha come l’impressione di trovarsi al cospetto di un’umanità deprivata di ogni sogno e programmaticità e costretta a vagare in uno spazio e in un tempo angusti, in cui solo hanno forza le sirene del vuoto. E il vuoto è un elemento che percepisci pervasivo, dietro il lussureggiare delle parole che nascondono un duplice atteggiamento da parte del poeta: da un lato c’è l’orrore e lo sgomento per un presente distonico, dall’altro c’è quel senso di distacco che schiude le porte all’ironia. Ecco che nascono versi di un surrealismo vertiginoso, che si apparentano alla tradizione della poesia burlesca nel proliferare di immagini che evocano memorie tipiche del genere dell’ennui e fanno avvertire tutta l’inconsistenza di un’epoca malata. In una sorta di carnevalizzazione del linguaggio, con una tenuta globalmente apprezzabile, hai l’impressione che le parole proliferino le une dalle altre, in accostamenti a volte criptici, un po’ perché l’autore allude a situazioni a lui ben note, ma non sempre e altrettanto al lettore, un po’ perché spesso, in linea con una tradizione che ha radici per esempio nelle opere di Burchiello o Berni, egli coltiva il gusto del nonsense, peraltro pienamente in linea con l’incedere di questo primo scorcio del secolo ventunesimo.

Tra i testi più interessanti citiamo Come piccoli disincantati (notevoli i versi “Stai a lutto, con le mie mani / sporche di colori, e che stringono sassi di zucchero / diminuendo la fatica per un lavoro che non rigenera il giramondo / l’eredità di cui non si avrà idea finché non si vivrà di filosofia”) e poi ancora Il dentro e il fuori in cui si fa strada, pur tra mille difficoltà, la prospettiva di una sorta di modus vivendi adatto a una contemporaneità in cui tutto appare frenetico e dominante è la smania di successo “a costo di morire”. Colpiscono, altrove, immagini come questa del “giovane che insegna come far rilassare le nuvole” o versi dall’aura ludica (“i PC che inseguono il senso di colpa sublimato dalle donne delle pulizie”) o dal sapore di gnome (“Siamo forme di ricordo continuo, nel battito di ali / dell’oggi”.) Colpisce anche l’amaro testo dedicato a Taranto, dominata dallo spettro dell’Ilva e dallo scandalo di una svendita di vite sull’ara dell’utilitas economica, testo che si conclude con un icastico ed eloquente: “Via da Taranto, coraggio”.

Valore commerciale, economia, decrepitudine della classe dirigente, automatizzazione persino dei moti del cuore sono tra i Leitmotive della raccolta, accanto alla sensazione dell’assoluta inautenticità del vivere in un mondo che sembra trasformarsi anzitempo in una sorta di grande cimitero, luogo decisamente ricorrente nei versi di Calò. Versi che accolgono smartphone, yesman, autogrill, emoticon e in cui consulenti e revisori di conti sembrano i numi tutelari di una “vita che cava i cuori”, alla quale non resta che la “banalità dell’imparare lingue d’immediato futuro” e cercare di reprimere le nausee “di una mente straripante”. Se “Lo squallore delle istituzioni s’impossessa dei libri / si assume il comando del respiro”, spetta forse alla ragione non lasciarsi trascinare nella sardana della follia: “Insegno schemi classici, per evitare le sabbie mobili / della memoria”. O forse quella di non lasciarsi triturare dal vortice è solo una mera illusione…

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