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Gemelli Marisa CarabelleseGiano bifronte in omaggio a una divinità deputata ai momenti di passaggio. Lo stesso termine “ianua” – porta – potrebbe essere legato al dio Giano. Il critico cerca di aiutare il lettore nel suo percorso di attraversamento del testo e, in alcuni casi, può addirittura aiutare l’autore ad acquisire maggiore consapevolezza di ciò che ha fatto inconsciamente.

Giano bifronte, perché il volto del critico può essere sorridente e benevolo quando incontra o crede di incontrare la bellezza e severo e minaccioso, quando questa è offuscata e misconosciuta dal senso comune.

Giano bifronte, perché il critico stesso vive il testo, si sforza talora di ripercorrere idealmente l’itinerario creativo dell’autore e, in questo percorso, introduce le proprie fragilità, le ombre del suo spirito e, in qualche modo, a volte, perviene a una maggiore conoscenza di sé.

Come diceva Starobinski, “se al termine dell’esperienza (n.d.r. dell’analisi), il mondo e la vita dell’interprete non hanno trovato a loro volta una crescita di senso, forse non valeva la pena di avventurarvisi”.

Immagine del blog: “I Gemelli” della pittrice Marisa Carabellese.

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