L’altra metà del dubbio


Recensione a L. Paciello, L’altra metà del dubbio, con prefazione a cura di G. Di Maggio, Porto Seguro, Borghetto Lodigiano 2022, Euro 15.50.

L’altra metà del dubbio di Luigi Paciello è un romanzo che affronta con levità e con sguardo tutt’altro che superficiale il complesso tema del benessere e della salute mentale dell’individuo.

L’opera, nel Prologo, si apre su un momento topico, in cui il protagonista, Alfredo, giunto a una svolta decisiva, si concede una sveviana “ultima sigaretta”. Un’analessi ci consente poi di recuperare l’antefatto, riconducendoci infine al fotogramma da cui la narrazione aveva preso le mosse.

A determinare la profonda crisi di Alfredo sarà la combinazione della visione televisiva (portato della contemporaneità) di un film d’argomento biblico, quindi con riferimento alla Genesi, e poi di un documentario sulla teoria del Big Bang. L’indecidibilità rispetto alle due visioni e la creduta inconciliabilità delle stesse saranno gli elementi che alimenteranno un irrequieto lavorio mentale nel protagonista. Arrovellarsi che gradualmente si trasformerà in una lenta consunzione psichica, un edere cor suum, per prendere in prestito un’espressione ciceroniana. Alfredo comincerà a mettere in discussione i pilastri del suo esistere, a cominciare dall’ormai prossimo matrimonio con Allegra sino a giungere a un volontario isolamento dal consesso umano. Non anticipiamo al lettore come si andrà a concludere la sua vicenda.

L’altra metà del dubbio è un libro interessante. Non è privo di difetti; avrebbe necessitato di un maggiore editing per la punteggiatura, che appare spesso prevalentemente intonativa, o ancora per l’aderenza al parlato – peraltro anche un pregio del romanzo –, la quale talvolta porta all’insistenza eccessiva su alcuni intercalari in funzione mimetica. Penso, per esempio, alla costante frequenza di espressioni come “cazzo”, un po’ troppo presente, sebbene per esigenze di realismo.

 Il romanzo è peraltro godibile e costruito con intelligenza. Inizialmente ti ritrovi in atmosfere degne di una sit com; in maniera leggera vengono trattati temi come l’erosione della fede religiosa, il vivere inautentico, il logorio alienante della nostra epoca. Ti sembra di assistere alle innocue sequenze in cui si rappresentano, con l’intento di sorriderne bonariamente, gli scenari frustrazione di un inetto. Personaggio per il quale il lettore è immediatamente portato a nutrire simpatia, senza rendersi subito conto (ed è un effetto voluto) del fatto che si tratta di un narratore del tutto inattendibile. Paciello ha infatti scelto di adottare un narratore interno, per cui l’intera vicenda è raccontata secondo la prospettiva di Alfredo. Ci troviamo pertanto dinanzi a una soggettiva simil-cinematografica condotta alle conseguenze estreme; è solo gradatamente che il lettore percepisce con effetto di straniamento quanto l’agire del protagonista sia incongruo e stralunato. Momento di svolta è infatti quello in cui Alfredo ruba un cagnolino per recarsi a corteggiare la bella veterinaria Valeria, mostrando di vivere ormai in un mondo fatto a propria esclusiva misura, senza più alcun addentellato con la realtà. Alla crescente presa di distanze subentra poi un diverso senso di compartecipazione, che nasce perché il lettore è poi indotto ad accostarsi con movimento empatico al destino dell’infelice giovane.

Così facendo Paciello mostra come subdolamente si manifestino le patologie mentali e quanto esse diano luogo a un’escalation di azioni incoerenti che, se non adeguatamente bilanciate, possono anche, talora in maniera del tutto causale, portare a conseguenze tragiche.

L’autore, che si dedica con timbro interessante anche alla scrittura poetica, riesce a incuriosire il lettore, ad avvincerlo, a indurlo a meditare, spesso anche a divertirlo nel delineare la varia umanità che gravita intorno al piccolo centro in cui vive Luigi. Una sorta di coro paesano, infatti, accompagna e commenta le sue vicende; il lettore incontra così diversi personaggi, ciascuno con le proprie piccole e grandi manie e, talora, l’inveterata abitudine (si veda lo zio Carmine) a convivere con le infelicità che l’esistere determina. L’altra metà del dubbio è insomma un’opera che sembra esortare a ricercare il benessere che non nasce necessariamente dall’inanellare vittorie personali e sociali, ma dalla capacità di accettare le proprie fragilità e quelle altrui per poi cercare di sostenersi nei momenti bui del vivere.

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