Angoli interni



Recensione a R. Maggiani, Angoli interni, con prefazione di Roberto Deidier, Passigli, Firenze 2018, Euro 16.50

Ci colpisce per la qualità stilistica e la profondità della riflessione la bella raccolta di Roberto Maggiani dal titolo Angoli interni, preceduta da un’acuta ed efficace introduzione di Roberto Deidier.

L’opera si annoda intorno a dodici sezioni che, come in una partitura sinfonica, sono percorse da Leitmotive in continuo affioramento a rinsaldare la vicenda cosmica e l’evoluzione del genere umano al destino dell’io lirico e delle figure a lui care.

Fitta è la meditazione sulle radici e sulla storia del genere umano, in continua sospensione tra il rischio di cedere al materialismo cui l’orgoglio della ragione può condurre e il desiderio di coltivare un innato bisogno di assoluto, di nobilitare l’esistere dell’uomo, sottraendolo a quel ritmo di aggregazione e disgregazione cui ci si domanda se debba soggiacere anche la parte più spirituale di ciascuno di noi.

La cultura scientifica dell’autore, laureato in fisica e con all’attivo un master di secondo livello in Scienza e Tecnologia Spaziale, fa sì che il linguaggio statutariamente univoco della scienza coesista con quello polisenso della poesia e sia esso stesso contagiato da una sorta di tensione alla plurivocità. È il caso degli stromatoliti o dell’entanglement quantistico, di cui la nota al testo dell’autore chiarisce, definendolo, le implicazioni simboliche: “due o più particelle generate da uno stesso processo o che si siano trovate in interazione reciproca per un certo periodo” “rimangono in qualche modo legate indissolubilmente (entangled), nel senso che quello che accade a una di esse si ripercuote immediatamente anche sull’altra, indipendentemente dalla distanza che le separa”.

È una poesia universale quella di Maggiani, che ha l’afflato della migliore cosmicità, perché è un’incessante inchiesta di senso, nella migliore tradizione dei montaliani “uomini che si voltano”, in perenne ricerca di quel ‘varco’ che immetta nel bel mezzo di una qualche verità. “Sarebbe bello evitare / l’inesistenza della morte – / o se (almeno) prima di scomparire / qualcuno potesse suggerirci  – / per un attimo tra i pensieri – / la verità sul mondo”. Una poesia che assume talora un’allure di perplessa riflessione, quasi a sorreggere il continuo movimento del pensiero che si autocorregge, per poi magari chiudere con un’arguzia da fulmen in clausula.

Una lirica in cui spesso realtà e metafora si intrecciano al punto che quasi più non ti riesce di districarle, come nel Fazzoletto, in cui l’elemento eponimo e il mare in reciproca metaforizzazione non sembrano più distinguibili. La labilità di tale confine emerge anche in un altro bel testo, quel La carrucola di chiara ascendenza montaliana, dalla chiusa suggestiva e concettosa al contempo.

Gli angoli interni sono anche un elogio della diversità, ispirato da una costante volontà di scardinare stereotipi e assurdi pregiudizi, quale quello – scientificamente infondato – della razza. Ecco che nasce quel canto limpido ch’è L’antico tamburo, che ci pone dinanzi alle origini dell’Homo sapiens: “Guardati dentro e troverai Africa: / il Paradiso perduto della specie Sapiens”. E poi ancora “Ascolta. Lo senti? / È l’antico tamburo – ti invita a convivere e a danzare / intorno al fuoco del nostro futuro”. Ci convincono fortemente anche i testi in cui l’eros omoerotico si impone all’attenzione. Esso si presenta ora quale irrepugnabile necessità ora come garbuglio, contemplato con ironia dal poeta nell’atto di pennellare la legge d’asincronia dell’attrazione ipostatizzata nella “somma sbagliata / degli angoli interni” che dà il titolo all’opera. Molto bello ci appare anche il testo che s’apre con “Non ci conosciamo / ma nello spogliatoio / mostri senza timore / la tua nudità – / io la mia”: esso ci pare segnalarsi per la grande schiettezza di rappresentazione e la limpida fattura del dettato, quasi fosse un’efflorescenza di lirica greca. Non a caso perfino l’epigramma fa la sua comparsa nella sezione degli Angoli interni, alla quale in esergo l’autore pone la seguente riflessione: “Quanta più bellezza potrebbe esserci nella nostra vita se solo non fossimo imbarazzati dalla diversità”.

Un’opera dunque che si sviluppa secondo molteplici direttrici: muove dalla storia del genere umano e della ricerca del mistero alla sua radice, irrimediabilmente inconoscibile, per poi volgere al peculiare mondo interiore del singolo con le sue moderne familiares, sino a ritornare, nel finale, alla riflessione metafisica. Inutile dire che la fede in Dio più che un saldo possesso appare una sorta di paradise lost. Il poeta si avvicina “alla Croce / non da cristiano ma da uomo”. Eppure le voci dal profondo non cessano di urlare il bisogno di un riscatto della sofferenza, di una restituzione della speranza nell’atto di raccogliere “tutto il Cosmo in un solo verso”. Questo tradurne la disarmonia in armonia, attraverso l’amorevole cura dei frammenti che ci circondano, potrà – chissà – consentire all’uomo dal perenne Streben di poter, fosse pure per un istante solo, percepire la presenza di quell’invisibile cui anela.

2 pensieri riguardo “Angoli interni

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