Tutti i colori del domani


Recensione a P. Costa, Tutti i colori del domani, Milena Edizioni, 2018, Euro 12.

Abbiamo letto con interesse Tutti i colori del domani di Paolo Costa, pubblicato da Milena Edizioni.

L’opera inizialmente sembra presentare i tratti tipici del romance, declinati in un contesto giovanile.

Il protagonista, Alberto, reduce dall’enorme delusione amorosa patita a causa dell’abbandono da parte del fidanzato Ignazio, cerca di emergere da un periodo di profonda depressione con l’aiuto della sorella gemella e degli amici. Complice una serata in discoteca, conoscerà l’intraprendente Ettore, ventisettenne, e quest’ultimo l’inviterà, tra lo scetticismo del ragazzo, a trascorrere una giornata insieme.

Segue una sezione, che costituisce la parte più corposa del romanzo, dedicata alla descrizione della “giornata particolare”. Alberto inizialmente è contratto e titubante, ma la scoperta delle bellezze di Palermo, a lui ignote, procederà di pari passo con un percorso di autoauscultazione suscitato dagli stimoli di Ettore. Il ritmo in questi momenti è ovviamente piuttosto lento, perché, più che sugli eventi, in sé esili, l’obiettivo è puntato sull’interiorità del protagonista. I dialoghi seguono generalmente il filone dell’arguzia e dell’ironia, come del resto è tipico della conversazione adolescenziale e giovanile, soprattutto di quelle schermaglie in cui gli individui si studiano e studiano di far colpo gli uni sugli altri. Colpisce la reticenza del personaggio di Ettore in merito al domani, che appare incombere come una nebulosa sull’oggi, in un contesto in cui l’apparente euforia (si veda la lunga sequenza ambientata in una discoteca nella parte iniziale) cela un fondo depresso, sostanziato da profonda solitudine.

Il romanzo poi ti spiazza, perché si rivela ben altro dal romance che, malgrado gli indizi abilmente disseminati dall’autore, ti saresti aspettato. Non vogliamo però addentrarci in ulteriori rivelazioni. Si lascia ai lettori la scoperta degli sviluppi della vicenda. Evidenziamo solo che ci sembra interessante la scelta dell’epistolografia nel finale dell’opera, con ben due lettere al medesimo destinatario che, se a tratti si avverte avrebbero potuto essere calibrate con minor retorica, rappresentano una soluzione convincente.

Un’opera che si lascia leggere piacevolmente e che fa intuire futuri positivi sviluppi per il narratore, classe 1997. Se dovessimo individuare un pubblico ideale, diremmo che essa ci sembra particolarmente adatta a un target giovanile, soprattutto per l’urgenza delle passioni rappresentate, connotate come una sorta di perenne stato febbrile, dalla forza pervasiva e totalizzante, capace di devastare lo spirito. È quello che accade, infatti, ai protagonisti del romanzo. Certo, è un testo che può far riflettere individui di qualunque età (purché abbiano l’attitudine alla meditazione, oggi dote alquanto rara) sulle declinazioni e le sfumature dell’amore, infinite come non sono i nostri giorni, ma, questo sì, le possibilità di espansione della nostra anima.

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