La figlia unica



Recensione a G. Nettel, La figlia unica, traduzione di Federica Niola, La Nuova Frontiera, Roma 2020, Euro 16,90.

Un’opera intensa e spiazzante il romanzo di Guadalupe Nettel intitolato La figlia unica.

La vicenda ruota principalmente intorno a due figure femminili e al microcosmo che le circonda. Laura e Alina sono amiche di vecchia data; hanno condiviso l’ardore dei viaggi, le ambizioni carrieriste e la tendenza a respingere l’esperienza della maternità come una limitazione della libertà individuale (oggi è un tema decisamente in auge).

Nel momento in cui le due donne si separano, perché Alina è rientrata a Città del Messico e ha avviato la relazione con Aurelio e Laura sta concludendo le sue ricerche a Parigi, le loro idee in tal direzione finiscono col divergere. Tentata dall’esperienza del rapporto apparentemente appagante con Juan, Laura sembra vicina a capitolare e, proprio per rimuovere il problema alla radice, prende la drastica decisione di farsi legare le tube. Quando comunica all’amica l’attuazione di tale idea, rimane basita nello scoprire che Alina, invece, vuole a tutti i costi diventare madre e, data l’inefficacia dei tentativi precedentemente messi in atto, intende affidarsi a un programma di stimolazioni ormonali. Quando finalmente riesce a restare incinta, Laura è felice per lei, ma presto la gioia per l’imminente nascita di Inés sarà compromessa dalla rivelazione che, a causa di una grave malformazione encefalica, la piccola è destinata a morire subito dopo la nascita. Inizia così per Alina e Aurelio la difficilissima elaborazione di un lutto ancora di là da venire e che pure appare inscritto nel loro destino, dato che, in tempi non sospetti, i tarocchi avevano fatto balenare a Laura il fatto che l’amica sarebbe stata chiamata ad affrontare una difficilissima crisi. Eppure Inés nasce e misteriosamente, con tutti i gravi limiti e i rischi legati alle sue problematiche, si lega disperatamente alla vita, dimostrandosi una lottatrice infaticabile. Non riveliamo ciò che seguirà, che passerà anche attraverso l’assunzione della bambinaia Marlene, personaggio complesso, per consentire ad Alina di continuare a portare avanti la sua professione. Nessun evento miracoloso – intendiamoci – ma quei piccoli grandi passi che la dignità del coraggio determina.

D’altro canto, per Laura diventerà fondamentale il rapporto con un’altra figura femminile, Doris, la sua vicina, vedova e con un figlio, Nicolás, che – come il marito della donna – è soggetto a momenti di sconforto e rabbia che sfociano anche in violente crisi. Paradossalmente, Laura – cui è affidato il ruolo di io narrante – si accorgerà che il concetto di maternità, che non può essere limitato alla mera biologia, possa estrinsecarsi in mille rivoli. Lei, che odiava la rumorosità dei bambini, si scoprirà legata al piccolo vicino che inizialmente aveva reputato irritante, perché ne coglierà l’umana fragilità, il bisogno irrefrenabile d’amore.

Del resto, tutto il romanzo è una coraggiosa operazione di scardinamento degli stereotipi e delle idee preconcette, mostrando come la vita dell’uomo sia una sequela di cambiamenti a cui seguono nuovi adattamenti. Emblematico è il rapporto di Laura con i piccioni che hanno nidificato sul suo balcone. Inizialmente li scruta con fastidio: sono i “topi dei tetti” e i loro escrementi sono tossici o meglio è quello che ‘ha sentito dire’. Poi si scopre a spiare il rito della deposizione delle uova e finisce con l’affezionarsi ai suoi ‘inquilini’ e alla strana famiglia che hanno creato. Laura, infatti, da alcuni indizi, arriverà a ipotizzare che per gli inquilini del suo balcone si sia verificato un episodio di “parassitismo di cova”, ossia quel fenomeno in base al quale alcuni uccelli “depongono le proprie uova nei nidi di quelli di altre specie e lasciano a essi il compito di covarle e di allevare i piccoli”. E paradossalmente questo elemento diviene una metafora alla luce della quale leggere l’intero romanzo. Alina e Aurelio si trovano a gestire una “figlia unica” che non è come l’avevano immaginata e desiderata, ma è la vita che spesso ci conduce a questo; Laura, che non desiderava essere madre, diviene il punto di riferimento, a causa della depressione di Doris, per il piccolo Nicolás e scoprirà – in analogia con i piccioni del suo balcone – che l’amore può assumere le forme più disparate e si manifesta quando meno lo si attende.

Insomma, un libro stimolante, che – con grande equilibrio – decostruisce ideologemi basati su autonarrazioni individuali destinate a sgretolarsi al cospetto del rumore dell’esistere. Il tutto con la forza di uno stile senza orpelli, ma dotato di una sua sommessa poesia, e con un’attitudine all’introspezione che si rivela una carta vincente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.