Il cerchio di pietre


Recensione a E. Graglia, Il cerchio di pietre, goWare, Firenze 2020, Euro 17,99.

Il cerchio di pietre di Enrico Graglia, classificabile nell’ambito della narrativa fantastica, è un romanzo che ti avvolge gradatamente, sino al raggiungimento di un livello altissimo di tensione, nelle spire di una vicenda ipnotica e affascinante.

Sullo sfondo vivido e perturbante della campagna astigiana, si muove il protagonista Vincenzo che, dal fatidico momento in cui, durante un bagno nelle acque del torrente Erro, avvista strani geroglifici sormontati dall’inquietante immagine di un occhio, verrà colpito da straordinarie e terribili visioni. Esse saranno preannunciate da sgradevoli sensazioni olfattive e dalla presenza di coloratissimi serpenti, trait d’union tra diverse dimensioni. Queste immagini si faranno sempre più inquietanti e saranno accompagnate da un crescente impulso alla violenza, avvertito come inarrestabile dallo stesso giovane diciottenne. Vincenzo si troverà a dover fare i conti con una terrificante entità che minaccia l’esistenza sua, dell’amata Lavinia e degli stessi giovani amici gravitanti intorno al microcosmo di Castelvecchio d’Asti. Microcosmo che peraltro pare improvvisamente assurgere a cuore pulsante di un multiverso la cui chiave di volta è il limes del “cerchio di pietre”, di cui l’entità malefica desidera la distruzione. A far da mentore al ragazzo in un percorso attraverso i segreti dello sciamanesimo e della “donna di luce”, figura della Grande Madre che compare nelle visioni, sarà lo scrittore Morbelli, uomo incline al caos interiore, ma non privo di impulsi al bene, pur frenati da un’indole accidiosa. Per entrambi, si prefigurerà una sorta di ideale discesa agli Inferi, nel momento in cui dovranno fare i conti con il proprio lato oscuro, ipostatizzato nel simbolo malefico di uno scarabeo.

L’opera ha un avvio lento, quasi pigro, nell’inseguire l’indolente apertura dalla vita di un ragazzo, Vincenzo, che, nell’estate del post maturità, sente infinite possibilità dischiudersi al proprio orizzonte. Presto però si entra in un’atmosfera di Unheimlichkeit, con la discesa subacquea nell’Erro e l’osservazione dei geroglifici, che ci ha, con le dovute differenze, ricordato la discesa di Rose nei sotterranei dell’antico palazzo in cui abitava in Inferno di Dario Argento. Anche l’odore dolciastro che accompagna la prima visione, quella della città sulle acque, dai colori accostabili a materia in decomposizione, richiama l’elemento olfattivo che nel film argentiano sottolineava l’aleggiare di una delle Tre Madri. Non mancano riferimenti all’egittologia, con l’immagine di Kepher e allusioni ad altre divinità egizie (ma anche la visita al museo di Torino), e poi ancora alla mitologia, alla fisica e persino al folklore piemontese, con la straniante ripresa in chiave orrorifica della maschera di Gianduia. Gradualmente la vicenda prende quota e conquista per il ritmo che si fa sempre più incalzante, ma anche per le ambientazioni cariche di fascino. Bella la rappresentazione dell’Astigiano, cui l’autore conferisce un je ne sais quoi di signorile e apparentemente sonnolento, con i riferimenti a san Defendente che lasciano quasi presagire come tale luogo celato agli sguardi possa divenire una sorta di presidio dell’umanità stessa. Stilisticamente molto ben curate e riuscite appaiono soprattutto le descrizioni delle visioni, in alcuni momenti accompagnate persino da allucinate e allucinanti metamorfosi di personaggi innocui, come la nonna Margherita delle sequenze nella casa di riposo, caratterizzate da un’efficace atmosfera di dismissione e disfacimento. Non mancano, nell’elaborazione stilistica, anche momenti di carattere più squisitamente mimetico, come il festino in una casa di campagna, in cui prevalgono il lessico, i gerghi, le pose, persino le esuberanze giovanili. Sicuramente, però, è la terza parte quella che conquista il lettore, il quale è catturato nel vortice di una catastrofe imminente, in cui il senso della precipitazione ti avvince, in un’aura di presagi oscuri, i quali fungono da tratto congiuntivo tra le generazioni dei genitori e dei nonni (prima marginali nel racconto) e quelle dei giovanissimi. Nulla in questa fase appare scontato e il lettore è indotto a chiedersi se (come in alcuni romanzi di Stephen King – chiaramente un punto di riferimento per Graglia – quali Pet Sematary, Carrie, in parte La metà oscura o, ancor più, Shining) i protagonisti possano addirittura arrivare a soccombere al cospetto delle forze oscure che li sconvolgono e travolgono.

Una prova riuscita, insomma, che non dovrebbe, a nostro avviso, deludere gli appassionati del genere fantastico o dell’horror, ma anche coloro che, in generale, siano pronti a lasciarsi avvincere da una narrazione adrenalinica e visionaria.

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