Borgo Sud


Recensione a D. Di Pietrantonio, Borgo Sud, Einaudi, Torino 2020, E. 18.

Tra la Francia e l’Abruzzo, Grenoble e Pescara, si dipanano le vicende del nuovo romanzo di Donatella Di Pietrantonio, che trovano in Borgo Sud, la zona marinara (Borgo Marino) del capoluogo abruzzese, il loro centro ideale.

Il romanzo è il seguito del fortunato L’Arminuta, vincitore del Premio Campiello 2017. La “ritornata”, ora adulta, insegna in un’università francese, rispecchiandosi, madre mancata, nei suoi studenti, di cui spesso rivive in sé attese e ferite. Una telefonata la riconduce nell’Italia centrale, in un Abruzzo bellissimo ma dalle mille ferite, a riannodare lo sfilacciato rapporto con la sorella Adriana, vittima di un ‘incidente’.

L’itinerario di Borgo Sud si colloca a metà strada tra discesa agli Inferi e viaggio sentimentale. È un percorso fisico, che porta la protagonista a fare i conti con le ferite del suo passato, rivivendo, attraverso la rammemorazione, quelle vicende e così svelandole al lettore.

L’opera si concentra sul rapporto tra le due sorelle, indagando la complessità della psiche delle donne e soffermandosi sulla tormentata relazione con la madre, che aveva addirittura maledetto Adriana, colpevole, in seguito a un rimprovero, di aver levato la propria mano contro la donna. Madre che, in passato, aveva affidato la protagonista a un’altra donna, Adalgisa, esponendola al doloroso momento del rifiuto quando, in età adolescenziale, nell’Arminuta, si era veduta restituire alla povera e caotica famiglia d’origine.

La tormentata figura di Adriana, così come le altre che popolano il romanzo, è rappresentata secondo il punto di vista della protagonista. Narratrice interna e focalizzazione interna, infatti, sono due cardini della costruzione del romanzo; il terzo è un sapiente intreccio di piani temporali differenti. L’opera si apre su un ricordo: la pioggia improvvisa durante la festa di laurea di Piero, poi marito della narratrice. Il secondo capitolo ci riporta al presente e alla stanza d’albergo pescarese in cui la protagonista si trova, punto di partenza per il recupero memoriale dell’appartamento in via Zara, ch’era stato teatro della vita matrimoniale e anche dell’improvviso arrivo di Adriana – e del figlio neonato Vincenzo – nella casa e nella routine degli sposi. Prima crisi, prefigurazione di quella, ancor più grave e carica di conseguenze, che avrebbe causato il rientro della protagonista in Abruzzo. Il capitolo terzo ci introduce nella ambientazione grenoblese, per poi ricatapultarci in via Zara, luoghi che ricorrono anche nel quarto, in cui tra l’altro è presente anche una bella descrizione della città natale di Stendhal. La struttura dunque è piuttosto complessa; il lettore deve ricostruire le informazioni, muovendosi nello spazio e nel tempo insieme alla protagonista. Di Pietrantonio fa anche un sapiente uso della prolessi, sin dal primo capitolo, in cui l’explicit svela sin dalle prime battute della narrazione il naufragio della storia d’amore con Piero.

Molti sono i motivi che percorrono Borgo Sud. Il senso doloroso della perdita, vivo già nel ricordo di Vincenzo, il fratello delle ragazze, una delle figure più memorabili dell’Arminuta, ma in generale profondamente radicato, quasi immanente, nell’immaginario dell’io narrante. L’inibizione della maternità, che si manifesta in forme surrogate (si veda il rapporto con gli allievi, ma anche quello con il nipote, che richiama, in modo più sfumato, quello, ben più caratterizzato – perché tali erano gli intenti dell’autrice – in Bella mia). Il desiderio di libertà, che per Adriana si traduce nella vita di Borgo Sud, inizialmente, e successivamente in quel senso d’ali che la conduce a fughe e ritorni dal luogo dell’odio-amore, aneliti che poi si tradurranno in un volo concreto, fisico, ma rovinoso.

Molto abile anche la caratterizzazione delle figure maschili. Ci piace molto Piero, gentile, talora intorpidito, incoronato d’alloro nell’incipit, sebbene la corona triumphalis non si addica a un personaggio così inquieto, icasticamente racchiuso nelle arrampicate che lo portano a scalare montagne (ci piace particolarmente la descrizione di p. 24; ci pare schiudersi a significative implicazioni simboliche). Anticipazione del complesso percorso che lo porterà – complice anche lo scenario marino – ad appropriarsi di sé, itinerario altrettanto ripido e impervio. Con pochi, ma abili tratti è ben caratterizzato anche Rafael, ipostatizzato nel disordine folle della sua casa, chiara rappresentazione, a nostro avviso, della caoticità del suo rapporto con Adriana.

Ora asciutto ora distesamente descrittivo, il gradevole e al contempo sorvegliato stile della Di Pietrantonio, non privo di innesti colloquiali e dialettali, è il prezioso suggello di un’opera ben riuscita, che, nel finale, si apre a una sommessa, muta preghiera. Quella pudica e timida richiesta di pace che nasce dal cuore di chi magari ha smesso di credere, ma non di aprirsi alla speranza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.