I fuochi di Sant’Elmo


Recensione a C. Caredda, I fuochi di Sant’Elmo, Scatole parlanti, Viterbo 2019, Euro 13.

Un fascino difficilmente definibile caratterizza l’esordio narrativo di Claudia Caredda, I fuochi di Sant’Elmo, edito da Scatole parlanti, del Gruppo editoriale Utterson.

Il viaggio che il protagonista intraprende – e che nel corso del romanzo sembra configurarsi come fuga dall’orrore figlio di un’infelicità ricamata quotidianamente – è un movimento non solo fisico, ma una vera e propria peregrinatio animae. Non a caso l’approdo concettualmente più alto è rappresentato da Ilusión, luogo in cui realtà e fictio, desiderio e dolore si fondono e confondono.

Caredda costruisce l’itinerario di Emanuele muovendo da una Perugia richiamata attraverso la dimensione memoriale e tutta compressa tra le mura etrusche (ma attraversata dall’eco del Sessantotto), e conducendolo dall’Inghilterra alla mitizzata Isola di Wight, dagli United States al Messico, da Cuba alla Corsica. Un percorso in cui il giovane è indotto a reinventarsi, a intraprendere nuovi lavori (persino quello di cuoco su una nave, inaugurato con la preparazione di una lasagna immangiabile), a rapportarsi a nuove dimensioni – la scoperta della lettura, grazie al libraio Julián, amante delle parabole – e a nuove figure femminili. Personaggi che sembrano recare marchiate nel proprio spirito le stesse dolenti stimmate della madre di Emanuele: l’insoddisfatta Nathalie, la prima in cui s’imbatterà; la cinefila Madeline, impastoiata nell’inautenticità di un esistere da spettatrice ora annoiata ora nevrotica; Eloise, preda di una poetica follia che le impone – e impone a chi la ama – limiti che solo un atto di violenza potrà sormontare. Su tutte emerge Jana, incontrata a Cuba; in lei Emanuele ravviserà la sublimazione dei tratti gioiosi – offuscati dal tempo e della vita – della stessa madre, che al giovane appariva tanto simile ad Anna Magnani. A caratterizzare Jana una levitas che ne fa una creatura aerea, ‘lotofaga’ un po’ per scelta, un po’ perché quello dell’oblio è il suo destino. Sicuramente – almeno a nostro avviso – l’incontro con questo personaggio femminile e l’imprevedibile epilogo della sua storyline rappresentano il momento di maggiore intensità del romanzo stesso.

Il viaggio di Emanuele è dominato dall’elemento ‘marino’; oserei, anzi, dire che il mare è protagonista assoluto dei Fuochi di Sant’Elmo. Esso può essere il cruccioso terreno dello sconvolgimento – sia tempesta o mareggiata –, a cospetto del quale l’uomo ama favoleggiare (si pensi al significato del titolo stesso), anche nelle più terribili avversità, l’idea di una presenza provvidenziale che ti salva. Di un senso più profondo che possa riscattare il mistero del dolore. Più frequentemente il mare è una finestra spalancata sull’infinito, infinito sul quale lasciare che i ricordi – gioiosi, amari o addirittura laceranti – si ricompongano perché l’uomo potrà meglio andare incontro alla Vita solo riappacificandosi con il proprio passato. Fare i conti con sé stessi può equivalere a scoprire ciò che neppure minimamente si sarebbe immaginato: è così che Emanuele si rivela sempre più simile al padre odiato e mai compreso, ma telepaticamente rivissuto. In fondo il suo anelare al mare, proprio come il baudelairiano uomo libero, è estremamente vicino a quello che, forse, è stato l’ultimo “sogno del prigioniero” del genitore. Perché ognuno ha percezione diversa delle proprie e altrui prigioni e spesso i tentativi di evasione possono risolversi in atti tragicamente distruttivi, nell’annientamento di sé o dell’altro.

Efficaci la memoria calviniana che percorre il romanzo (la stessa tappa cubana appare un omaggio all’autore delle Città invisibili), gli innesti in lingua spagnola e l’opzione per una sezione intitolata “Epistolario”, una sorta di pre-appendice funzionale alla comprensione di alcuni eventi e all’esito finale dell’intreccio. Un romanzo molto ben condotto, un crescendo di emozioni e intensità, sino all’epilogo surreale e commovente. Lo spazio bianco della pagina diviene il prato in cui aspirazioni, paure ed esperienze del giovane protagonista si incontrano con quelle di una ridda d’anime inquiete e del lettore stesso, che del sentire di quell’umanità varia e dolente si percepisce partecipe.

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