I segreti di una culla vuota


Recensione a F. Cabras, I segreti di una culla vuota, Caserta, Officina Milena, Euro 15.

Valida prova nell’ambito del thriller psicologico questo I segreti di una culla vuota, opera della scrittrice sarda Federica Cabras.

Il romanzo verte sulla detection condotta dalla protagonista Beatrice Angelica Farris all’indomani della morte del marito Lorenzo, avvocato di successo. Il difficoltoso percorso di elaborazione del lutto per la perdita di un amore stroncato prematuramente sarà reso ancor più unheimlich dall’ambigua presenza di una donna che, ormai ridotta alla larva di sé stessa, si aggira intorno all’abitazione di Beatrice. Una visita al cimitero, compiuta dalla protagonista nel tentativo di giustificarsi con l’ombra del marito per l’attrazione improvvisamente provata per il giornalista Samuele, sarà rivelatrice: Beatrice scoprirà che l’ossuta creatura che la tormenta è la madre del piccolo Giorgio Marcialis, assassinato misteriosamente nel 2012. L’idea che Lorenzo, tanto amato e idealizzato, possa aver avuto un ruolo nella tragedia dei Marcialis diverrà per la vedova una vera e propria ossessione e la trascinerà in un vortice di eventi imprevedibili, con al suo fianco Samuele a proteggerla dagli altri e da sé stessa.

Non anticipiamo nulla sugli sviluppi dei Segreti di una culla vuota, dal finale realmente imprevedibile, ma ci limiteremo a esprimere alcune considerazioni e valutazioni. Innanzitutto, l’opera si mostra compatta e avvincente; l’avvio è volutamente lento e incentrato sulla caratterizzazione psicologica dell’io narrante, Beatrice stessa, di cui seguiamo il tormentato cammino di riemersione dal trauma della vedovanza. Una serie di elementi metonimici, per parlare in termini narratologici, lascia subito intuire al lettore qualcosa di stridente nell’incidente occorso a Lorenzo. Perché l’eccesso di velocità, notizia fatta scivolare da un’attenta testimone oculare degli eventi? E che contiene quella pen drive che la Farris sente istintivamente il bisogno di conservare, trovata tra gli effetti personali del marito? Abilmente Cabras introduce nella narrazione indizi che un osservatore superficiale potrebbe considerare irrilevanti, ma che il lettore smaliziato subito identifica come fattori chiave. La stessa allusione al difficile rapporto con la madre Lucrezia di primo acchito potrebbe apparire uno di quegli ingredienti atti a suggerire il colore psicologico e invece nel prosieguo anch’esso sarà foriero di importanti sviluppi.

Cabras innesta così una spirale di eventi ed enigmi che irretiscono il lettore, facendo sì che il romanzo, abbastanza corposo, sia fruibile in tempi brevissimi, proprio per la forza dell’effetto sospensione suscitato dall’autrice. Lo stile è curato, i dialoghi oscillano tra il drammatico e il brillante, in virtù dell’ironia corrosiva che appare tratto caratteriale tanto della protagonista, quanto del suo aiutante Samuele. Due personaggi che sembrerebbero a tratti rasentare quel cinismo intellettuale snob che Fruttero e Lucentini avrebbero classificato come “stronzismo”, ma che in realtà rivelano un’umanità e un senso morale piuttosto alti, al di là di quanto le azioni stesse parrebbero suggerire. Senz’altro la figura meglio caratterizzata è quella della protagonista. Sicuramente Cabras pone a frutto il tempo trascorso a svolgere lavori di editing e non a caso è proprio questo il mestiere che attribuisce alla detective suo malgrado di questi Segreti. Non sembrano casuali i due nomi, pomposi e con alle spalle una tradizione ben precisa, che le vengono attribuiti in funzione direi antifrastica. Beatrice è l’emblema dell’angelicismo per eccellenza, colei ch’è datrice di “beatitudine”; l’Angelica ariostesca del femminino stilnovistico e poststilnovista serbava traccia solo nel nome, non di certo nei comportamenti da eroina boccacciana. Beatrice Angelica, in principio, vive a occhi chiusi; concentrata sulla letteratura e sulla magnificazione del suo matrimonio perfetto, con un uomo bello e sensuale che pare l’incarnazione del principe azzurro. Il trauma del lutto e soprattutto la scoperta cui l’incontro con la madre di Marcialis la condurrà innescheranno in lei un processo di acquisizione di coscienza. Il suo mondo patinato ne sarà sgretolato, ma ne germoglieranno, nel passaggio dall’incanto al dolore, e poi all’azione, una maggior consapevolezza della vita e un amore più maturo.

Come si diceva, la narrazione è affidata alla voce della stessa Beatrice, anche se alcuni momenti strategici sono focalizzati sulle due figure chiave del romanzo, Teresa, la madre del piccolo Giorgio, e Lorenzo, l’uomo perfetto non privo di incrinature. Quest’apertura prospettica consente al lettore di meglio comprendere le ragioni delle altre voci e di aprirsi a giudizi meno trancianti, grazie al fattore simpatetico. Efficace anche il titolo, che allude senz’altro alla prematura fine del piccolo Giorgio, affrontando il tragico tema della violenza gratuita ai danni di fanciulli indifesi, ma anche alla ragioni che hanno condotto alla voluta ‘sterilità’ dell’unione di Beatrice e Lorenzo.

Insomma, una lettura che consigliamo e non soltanto agli appassionati del thriller.

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