Io non sono Clizia


IMG_20200307_0006

Recensione a V. Traversi, Io non sono Clizia, Raffaelli, Rimini 2019, Euro 20.
Io non sono Clizia, pubblicato da Valeria Traversi con l’editore Raffaelli, è un lavoro pregevole e raffinato: una gemma per gli amanti delle lettere e i cultori di Eugenio Montale.
L’autrice è docente di ruolo di lettere nella secondaria di I grado. Studiosa di valore, ha all’attivo volumi come Farfalle di spine. Poesie della Shoah (Palomar), antologia commentata, poi ampliata e ripubblicata con la Stilo con il titolo di Margherite ad Auschwitz (2014). I suoi interessi critici spaziano da Dante a Ungaretti, da Montale a Primo Levi.
Come Traversi precisa, Io non sono Clizia è un romanzo: “è la mia storia, il mio Arsenio, la mia Irma”. Illuminante ai fini della comprensione dell’operazione compiuta risulta la Nota dell’autrice, cui segue una dettagliata esplicitazione delle Fonti del volume. Punto di partenza le lettere, edite da Rosanna Bettarini (Mondadori, Milano 2006), di Eugenio Montale a Irma Brandeis, figura che si cela dietro il senhal della ninfa ovidiana mutata in girasole. Le lettere furono consegnate dalla studiosa americana, di origine ebraica, al fiorentino Gabinetto Vieusseux, teatro del primo incontro tra i due. Non si posseggono, invece, con l’eccezione di una, le lettere della dantista al poeta, che potrebbe averle distrutte. Alla luce della bibliografia sulla Brandeis (importante, tra gli altri, un volume del 2008, curato da Marco Sonzogni, anche prefatore di Io non sono Clizia), delle lettere montaliane – a tratti rimaneggiate per un migliore amalgama della struttura romanzesca – e di quel sentire en artiste che ricostruisce emozioni e sensazioni muovendo dalle pieghe della storia, Traversi ha cesellato quest’opera. Un romanzo che si connota per la lucidità e la forza dell’introspezione psicologica; adottando il punto di vista della Brandeis, che nell’immaginario collettivo si confonde con i tratti a volte evanescenti di Clizia (colei che il non mutato amor mutata ‘serba’), l’autrice dona voce e verità a un’intellettuale che ha ricoperto un ruolo tutt’altro che secondario nella storia della letteratura internazionale.
Dalla prospettiva della Brandeis, tanto Arsenio – il suo modo di chiamare Montale, dal nome del personaggio di un celebre testo del poeta ligure – quanto Drusilla-Mosca, compagna e poi moglie del poeta, vengono esaminati secondo una luce particolare. Emergono le fragilità dello scrittore e il suo amore profondo verso la Brandeis, sentimento che non riesce a trovare coronamento nella realtà e si sublima nella lirica. Qui la donna dagli occhi acquamarina assurge a visiting angel, a vessillifera di una “religione delle lettere”, tuttavia insufficiente a ostacolare il dilagare del Male nella storia. Affiora un’immagine straniante anche della Tanzi, la donna cui lo scrittore avrebbe dedicato alcuni tra i versi d’amore più struggenti della storia, segnalando la saggezza quotidiana che rendeva le pupille di Mosca, tanto offuscate, ben più capaci di altre nel cogliere e decrittare reale. Bisogna ovviamente precisare come sia appunto l’adozione del suggestivo punto di vista di Irma a indurre a tali esiti.
Eppure in questa vicenda di amore e poesia, pennellata con lirismo dalla Traversi, non c’è spazio per meschine recriminazioni. Dal primo incontro ai momenti trascorsi all’Annalena – a tal proposito ci piace menzionare la bella fotografia di Daniele Maria Pegorari in copertina –, dalle ore presso l’Hotel Bristol al saluto fugace (con il treno inghiottito da “una gran nube di vapore”), il respiro della storia è quello della poesia. Ripercorriamo i motivi genetici di capolavori come Ti libero la fronte dai ghiaccioli… o la superba Primavera hitleriana, con Hitler-“messo infernale” e la partenza di Clizia, poi destinata, in modo affine alle foscoliane Grazie, all’approdo in un oltrecielo. Ed è un solido punto di forza questo magico intreccio di vita e letteratura, per cui colei che non faceva che ricusare l’identità di Clizia, in cui non credeva di non riconoscersi, giungerà al fatidico dono delle lettere di Eugenio al Vieusseux. Sarà questo l’approdo di un dialogo d’amore che appariva interrotto e invece era proseguito, a dispetto di tutto (anche della consapevolezza degli stessi protagonisti), a distanza. A chiarire le motivazioni del dono, il confronto con l’amata figura di Dante: “forse anche per Montale”, si dirà la donna, “forse anche per Montale vale ciò che il poeta stesso aveva riconosciuto a Dante: è necessario conoscere le circostanze biografiche per comprendere davvero la sua poesia”. Poesia straordinaria, pietra miliare della nostra letteratura. Con una citazione l’opera si conclude, uno struggente passo tratto dallo shakespeariano Racconto d’inverno, tradotto dallo stesso Montale. O forse no; direi che Io non sono Clizia non si conclude. La battuta finale riannoda la storia al momento del primo magico incontro. Un incontro che rivive, attimo dopo attimo, ogni volta che riecheggiano versi come questi, meravigliosi, del poeta genovese: “Ho tanta fede in te / che durerà / (è la sciocchezza che ti dissi un giorno) / finché un lampo d’oltremondo distrugga / quell’immenso cascame in cui viviamo”.

2 pensieri riguardo “Io non sono Clizia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.